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Storia del Jazz

Lo sviluppo del Jazz (con il Blues come colonna vertebrale di tale sviluppo)

Lo sviluppo del Jazz (con il Blues come colonna vertebrale di tale sviluppo) - Germano Antonini Home Page

Gli stili del Jazz

Dal New Orleans alla “Fusion”
 
La storia del Jazz è così vasta ed estesa nel tempo che suddividerla per epoche e per stili sarà di più facile lettura, visto che peraltro ad ogni era corrisponde uno stile.
Ovvio che questo mio articoletto è solo una breve guida per il profano che intende avere qualche rudimento, ma anche per il più esperto che magari qualche cosa non si ricorda…
 
La deportazione dei neri africani nelle terre degli USA influenzò in modo netto e determinante la musica di fine ‘800, tanto che possiamo stabilire le radici del Jazz nell’incontro tra i diversi modi di fare musica dei neri “Spirituals” “Gospel” “Ballad” e le “WorkSong” il “RagTime” e le “PopularMusic” dei bianchi.
Questo magico incontro avvenne in special modo a New Orleans città situata nel Sud degli Stati Uniti, ed è proprio per questo che il primo stile della storia della grande musica, viene definito “NewOrleansStyle” 1895-1917 ca. anche “OldStyle”
Di lì a poco le forti migrazioni verso le città del nord portarono notevoli influenze nella città di Chicago, il modo di suonare si stava evolvendo in quello che venne chiamato proprio il “ChicagoStyle” 1917-1926 ca. Si cominciò a parlare di Jazz, dapprima con il nome di Jass (modo di dire degli afro americani per definire l’eiaculazione) poi trasformata in Jasz infine in Jazz, ma la ritmica di questi stili era ancora su base binaria, e addirittura in 2-4 ovvero molto simile a quelle marcette militari o tipiche delle bande popolari, il vero salto di qualità avvenne solo più tardi in città come Kansas City e New York.
Arrivò finalmente l’era dello “Swing” collocata tra il 1926 ed il 1945 con vari sub Style, cominciarono a prendere vita le grandi orchestre di Benny Goodman, Glenn Miller , di Count Basie, Oscar Petterson, Duke Ellington, e molti altri, che diedero il via alla travolgente era dello swing che spopolò in tutti gli stati.
 
Ma la vera rivoluzione arriva con il “Be Bop” 1941-1945 ca.
I musicisti delle varie orchestre cominciarono a riunirsi, quasi in segreto, in piccoli gruppi dentro a locali meno importanti, per dare sfogo a tutto il loro estro creativo, che li vedeva invece costretti a seguire uno spartito quando suonavano nelle grandi band.
La definizione Be Bop viene dal fatto che i jazzisti dell’epoca cominciarono ad eseguire i fraseggi anche mezzo tono sotto al tema originale, come per dimostrare di essere all’altezza di poter suonare in qualsiasi tonalità. Una sorta di competizione tra i talenti più virtuosi. Da qui il “Be” che sta per bemolle (ovvero mezzo tono sotto) ed il “Bop” che sta per salto. Non come molti credono erroneamente che Be Bop stia per salto di terza minore, le cosiddette “note Blù” i musicisti sanno di che parlo. Ma questo è un altro discorso…
Tra i grandi esponenti del Be Bop Charlie Parker è stato il più grande in assoluto, con il suo sax contralto eseguiva fraseggi impossibili per quell’epoca tanto che tutti i musicisti cercavano di imitarlo, tra gli altri vanno ricordati il padre del pianismo moderno Bud Powell, il batterista Max Roach, il contrabbassista Charles Mingus, e il trombettista famoso per la sua tromba storta Dizzy Gillespie… Che diedero vita al più storico quintetto di sempre. Ma questi sono solo alcuni dei tanti esponenti dell’era Be Bop. Argomento che approfondirò in un altro capitolo.
 
In seguito la ricerca delle raffinatezze sia tecniche che ritmiche portò alla creazione di altri stili come l’Hard Bop o il Cool Jazz 1945-1955 ca. Dove spiccarono nomi del calibro di Miles Davis (tromba) Sonny Rollins, Gil Evans e tanti altri, che seguitarono forse un certo discorso iniziato da Charlie Parker scomparso precocemente all’età di 35 anni.
 
 
La ricerca, come già detto di qualcosa di nuovo, portò i musicisti americani a confrontarsi sempre più tra loro, ed a spaziare in tecniche sempre più sofisticate, fino a sfociare nell’era del “Free” 1955-1960 ca. ovvero nello stile libero.
Lo scopo principale fu quello di creare atmosfere, non più semplici brani ben definiti, ma addirittura performance improvvisate che potevano durare anche per 30-40 minuti, e che davano modo ai musicisti di esprimere liberamente tutta la loro tecnica.
Di questo stile si potrebbe parlare per giorni.
Il principale esponente dell’era “free” fu John Coltrane (sax tenore) con le performance infuocate del suo Sax influenzò definitivamente il modo di suonare. Tanto che ancora oggi musicisti del calibro di Pat Metheny (chitarra) o di Keith Jarrett (piano) non nascondono di ispirarsi ancora a Coltrane.
Non c’è dubbio, John Coltrane ha cambiato la storia del Jazz e della Musica moderna, anch’egli scomparso alla sola età di 40 anni, ha firmato un’epoca straordinaria.
Ha dato un contributo fondamentale alla musica moderna, ed è stato forse il musicista più importante della storia del Jazz.
 
Con la morte di Coltrane avvenuta nel 1967, il mondo del jazz si è fermato, la cosiddetta era dello swing, poiché la ritmica swing ha seguito tutti gli stili di cui abbiamo parlato, ha subito un forte trauma. Non si sapeva più che pesci prendere…
 
Miles Davis, grande produttore e Talent Scout d’eccezione, oltre che grande trombettista e compositore, decise così di abbandonare l’era swing e cominciare ad inserire le ritmiche binarie moderne anche nella musica Jazz. Nacque così il “Jazz Rock” 1970 ca.
Fu più un discorso commerciale che un vero e proprio stile nuovo del Jazz.
Esponenti del calibro di Pat Metheny, o Jaco Pastorius (basso) gruppi come i Weather Report, Cick Corea (tastiere e piano) o John McLaughlin (chitarra) ed altri diedero vita a quella che poi si trasformò successivamente nell’era “Fusion” degli anni ottanta.
E così siamo giunti al termine della rassegna dei vari stili del Jazz.
Ancora oggi non si è creato uno stile nuovo, ma si suona addirittura quello vecchio come il BeBop o il ModalJazz (free) con tecniche e suoni superiori, ma nulla di più.
 
Siamo tutti in attesa del nuovo “messia” come lo furono Charlie Parker per il BeBop e John Coltrane per il Free…
 
Un posto particolare merita Louis Armstrong il quale si può definire il padre di tutta la storia del Jazz… Egli infatti c’è sempre stato, dagli anni 20 in poi ed ha contribuito alla ricerca ed alla trasformazione di tutti gli stili, il suo meraviglioso carattere, la sua voce stupenda e le sue composizioni indimenticabili, fanno di lui il padre indiscusso di tutti i musicisti. 
Sono convinto che il suo spirito vivrà per sempre nel cuore di tutti i Jazzisti del mondo.
 
 
 
                                       Germano Antonini